Madri leonesse (a tratti).

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Il weekend è trascorso con figlio n 1 e figlia n 2 in giro al Muba con papà Lucky e con mammamari e figlia n 3 intrecciate in un weekend di full immersion di coccole, intervallato da un tentativo di cambio di stagione (adesso un figlio su tre ha nell’armadio i vestiti adeguati alla stagione).

I presagi del weekend erano stati, invece, terribili: la settimana volgeva al termine e secondo la nota legge che ogni famiglia con figli conosce e rispetta, il raffreddore di Laura cominciava a peggiorare, tosse più frequente, respiro rumoroso…

Considerato come era intasata Laura, già da qualche settimana la pediatra mi aveva prescritto l’antibiotico, ma io avevo soprasseduto scegliendo di curare mia figlia con soluzione fisiologica per il lavaggio del naso e con dosi massicce di fiducia.

Nel corso della settimana vedere che le condizioni di Laura peggioravano mi ha fatto vacillare rispetto alla mia scelta di non somministrare l’antibiotico, più volte mi ripetevo, e ripetevo a mio marito, “adesso è proprio tempo di darglielo, respira proprio male, questa influenza dura da troppo”, ma poi mi bastava guardarla giocare per pensare “sta benissimo, l’antibiotico glielo risparmiamo, guarirà da sola.”

(Come potete vedere il ruolo fondamentale di mio marito, in questi casi, è quello di ascoltare in silenzio, senza contraddirmi, perchè a contraddirmi ci riesco benissimo già io, capace di pensare di tutto e il contrario di tutto in una manciata di secondi.)

Nel corso della notte precedente il weekend, Laura comincia, però, a muoversi nel letto in maniera proprio strana, i suoi movimenti mi mettono subito in “allerta vomito”. Poi comincia a tremare, le misuro la temperatura per capire, ma niente, non ha febbre, però trema, respira male, è pallida. Dentro di me le voci proantibiotico prendono il sopravvento: “Perchè ho rischiato? Adesso avrà una brutta bronchite. Che ho combinato? Giuro che da questa mattina, anzi da questa notte glielo darò. Devo porre rimadio alla mia sregolatezza e al mio superficiale ottimismo. Luca, vado al prontosoccorso!”

Afferro un nuovo cambio di abito per Laura, considerando l’ipotesi vomito mooolto realistica, indosso i miei vestiti e via in auto con il mio fagottino di bimba verso l’ospedale.

Lungo la strada assaporo le strade libere, incrocio solo un paio di macchine e il tragitto mi pare lunghissimo, Laura non piange e io mi sento un leonessa. Guido nella notte, io e lei insieme, non sento il sonno, solo una grandissima voglia di fare quello che ritengo più gusto per lei. Sento fortissimo il legame tra me e lei, sento la forza che questo infinito amore genera, sento il bisogno di proteggerla, curarla.

Attraversata tutta questa tempesta di sentimenti arriviamo al pronto soccorso, Lauretta ko inizia a vomitare, un mix di catarro e latte materno finiscono sul pavimento del prontosoccorso e davanti ai miei occhi mortificati. Fortuna vuole che la dottoressa che ci ha accolto è stata super comprensiva, le dispiaceva per Laura e non mi ha fatto sentire in colpa per l’ “incidente”.

La visita va poi bene, è solo un bruttissimo raffreddore, intanto la temperatura è proprio salita (ecco la ragione dei tremori), ma i suoi bronchi sono puliti.

Io felice, al settimo cielo, torno a casa riappacificata con i miei sensi di colpa. Gioisco per la salute di Laura, per l’antibiotico scampato.

P.S. A distanza di qualche giorno il tutto si è ripetuto, di nuovo febbre altissima e vomito poco prima dell’alba. Questa volta salto il passaggio del pronto soccorso, continuo la terapia di aerosol che mi ha prescritto la pediatra, lascio Laura con la babysitter e, fresca come una rosa, vado al lavoro con alle spalle 4 ore di sonno.

La mia fiducia sulla capacità del corpo umano di autocurarsi riprende a vacillare, annaspo nei dubbi e mi sento più che mai soltanto una mamma, poco leonessa e complicatamente donna.

2 pensieri su “Madri leonesse (a tratti).

  1. come ti capisco. proprio su tutto: gli spaventi notturni (l’ultimo è stato un laringospasmo di Eliandro), l’odio per l’antibiotico che poi spesso ci tocca, il sentirsi forti al momento in cui i nostri figli hanno bisogno di noi e magari inermi e spossati appena dopo. credo faccia parte del destino delle mamme. forza e coraggio, passeranno queste influenze in sequenza… vero? 🙂

    • Passeranno, si! già vedo che man mano che crescono il ritmo frenetico di malanni si placa un pochino. Il laringospasma di E., immagino che paura…
      Rispetto all’antibiotico e ai miei sentimenti ambivalenti potrei scrivere un libro: “Io e l’antibiotico” 😉

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